Ai consiglieri del "Leonardo"
| Pubblicato su: | Leonardo, anno III, fasc. 17, p. 133 | ||
| Data: | giugno-agosto 1905 |

pag. 133
Raccontano che il Tasso, richiesto un giorno quale ritenesse il mestiere più facile, rispondesse prontamente: Il consigliare altrui.
Questo motto, ch'è il più arguto ch'io sappia del pio cantore del pio Buglione mi è tornato in mente in questi ultimi tempi dinanzi alla moltitudine di consigli che alcuni nostri contemporanei cominciano a largire al Leonardo.
A giudicare dalla passione dalla frequenza si direbbe davvero che quella del consigliere sia la più lieta professione del mondo. Io mi sento addirittura circondato da una quantità di voci che mi sussurrano e mi insinuano i più saggi avvertimenti che sia possibile dare a degli scapestrati del pensiero e a dei traviati della cultura.
Il mondo comincia a prender sotto la sua protezione il nostro Leonardo e ci tratta con quella bonomia tra l'ironica e l'indulgente che mostrano i bravi zii verso i nipoti un po' rompicolli ma in fin dei conti, chi sa? emendabili e correggibili.
«Non date troppa importanza a certi uomini combattendoli così aspramente ci dicono alcuni. — E altri: ma perchè lodate certa gente che scrive delle cose senza senso? — Perchè non date uno sviluppo maggiore alla parte informativa riducendo quella poetica o polemica? Perchè non ritornare ai primi tempi del Leonardo quando non si parlava ancora di Pragmatismo e l'estetica aveva la precedenza sulla matematica? — Cambiate, di grazia, il formato del Leonardo. Così com'è ha troppo l'aria di gazzetta, di pamphlet. Bisogna farlo di formato più comune, con aspetto più serio, con meno figurine e più gravità. — Non siate così scortesi e violenti negli attacchi. Valgon più delle critiche caute, melliflue, prudenti, che le più rumorose scariche di aggettivi insultanti».
E i consiglieri non la finiscono qui. Ma io, francamente, vorrei proprio finirla qui. Decisamente questi tutori e questi pedagoghi, coi loro consigli di moderazione e le loro reticenze di gente un po' scandalizzata, mi seccano in un modo indescrivibile. Sono, non v'ha dubbio, delle eccellenti persone mosse da eccellenti intenzioni, ma hanno scambiato un po' troppo il Leonardo con un collegio. Se il Leonardo ha un carattere fisso è quello di essere una cosa viva, cangiante, sempre in via di trasformazione, libero e senza programmi. Noi non abbiamo nessuna voglia di cambiarlo nei nodi che potrebbero far piacere ai nostri bravi consiglieri e se questi se ne avranno a male avremo ottenuta la più dolce vendetta per la noia che ci procurano.
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